La Società Cooperativa Calcio Messina aveva elaborato un progetto per salvare l’ACR Messina dalla crisi finanziaria, ma le normative federali hanno bloccato l’iniziativa. Il presidente Antonino Indaimo spiega i dettagli del tentativo di acquisizione e le ragioni del fallimento.
Un piano per salvare la tradizione
Nel tentativo di preservare la storia e l’identità del calcio messinese, la Società Cooperativa Calcio Messina aveva valutato la possibilità di acquisire il titolo sportivo dell’ACR Messina. L’obiettivo era chiaro: alleggerire la complessa procedura prevista dal nuovo codice della crisi e dell’insolvenza attraverso l’immissione di liquidità necessaria per l’iscrizione al prossimo campionato di Serie D.
Il piano prevedeva di lasciare agli attuali proprietari il compito di sanare la posizione debitoria, mentre la cooperativa si sarebbe occupata di garantire la continuità sportiva della squadra. Una strategia che sembrava poter conciliare le esigenze immediate del club con il rispetto delle procedure legali in corso.
Lo scontro con le norme federali
Dopo una serie di approfondite valutazioni e la consultazione di esperti di diritto fallimentare e sportivo, il progetto si è arenato contro le normative delle NOIF (Norme Organizzative Interne della FIGC). Queste disposizioni impediscono l’attivazione delle procedure previste dal piano della cooperativa all’interno dell’ACR Messina.
La delusione è palpabile nelle parole del presidente Indaimo, che sottolinea come la comunità sportiva messinese si ritrovi ancora una volta “ostaggio di coloro che hanno determinato un simile disastro“.
L’appello al commissario giudiziale
La cooperativa non si è limitata a constatare l’impossibilità di procedere, ma ha formalizzato la propria posizione attraverso una PEC inviata al commissario giudiziale, l’avvocato Maria Di Renzo, tramite il legale della cooperativa, avvocato Luigi Tinuzzo.
Nel messaggio, pur esprimendo “massima fiducia e stima” nei confronti del commissario, la cooperativa ha chiesto rigore e pieno rispetto delle norme, evidenziando come la situazione coinvolga non solo aspetti tecnico-legali, ma l’intera identità sportiva della città.
Più di una procedura concorsuale
Il presidente Indaimo conclude con una riflessione che va oltre gli aspetti puramente amministrativi della vicenda. Quella che agli occhi di molti può apparire come una normale procedura concorsuale, per chi ha vissuto le emozioni dei gradoni del “Celeste” prima e del “Franco Scoglio” poi, rappresenta molto di più.
“È un passaggio di testimone fra padri, madri e figli, un ponte tra passato, presente e futuro, fra identità e appartenenza“, spiega Indaimo, sottolineando come il compito della cooperativa sia proprio quello di difendere questi valori che trascendono il mero aspetto sportivo.
La vicenda dell’ACR Messina continua a rappresentare un caso emblematico delle difficoltà che molte società calcistiche italiane affrontano, dove le normative federali e le procedure legali spesso si scontrano con la volontà di salvaguardare tradizioni centenarie e legami territoriali profondi.
