Il paradosso del calcio messinese, i due Messina con la storia tra i dilettanti

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Negli ultimi tre giorni si sono susseguiti una sequela di colpi di scena degni della peggiore telenovela sudamericana degli anni 80.

Dopo diversi giorni senza notizie i protagonisti del mondo pallonaro messinese si sono svegliati ed hanno effettuato una serie di operazioni che hanno lasciato senza fiato la tifoseria messinese.

Tra il 10 e l’11 giugno 2019 si consuma il primo matrimonio, ritorna dalla Spagna il signor Rocco Arena e sancisce un accordo con il presidente del Città di Messina, Maurizio Lo Re. Rocco Arena tira fuori dal suo cilindro il colpo da maestro e fa capire nell’immediatezza dell’accordo di aver acquisto dalla famiglia Franza il marchio e ribadiamo e sottolineiamo il marchio del Fc Messina Peloro. Per i meno avvezzi ed esperti in diritto industriale e diritto sportivo, il marchio non fa acquisire i titoli sportivi di una società. Il cambio di denominazione in Fc Messina sarà solo un semplice specchietto per le allodole. La storia del Città di Messina è molto semplice. Il primo campionato viene disputato nel 2010-11 in Eccellenza, dopo aver cambiato denominazione da Camaro-Messina. Da quel momento ha disputato solo tre campionati in serie D, quattro in Eccellenza e due in Promozione, tre i campionati vinti e due le retrocessioni.

Non passano 24 ore ed arriva la contromossa dell’Acr Messina di Paolo Sciotto che conclude un accordo di fusione con il Camaro di Antonio D’Arrigo. Anche qui ci sarà un cambio di denominazione con il marchio AcRiunite che Antonio D’Arrigo ha acquistato dall’ex patron del Messina Pietro Lo Monaco, anche in questo caso si tratta di un semplice marchio e non del titolo sportivo dell’Acr Messina nata nel 1947 e morta nel 1998 dopo che i Massimino non la iscrissero al campionato di Prima Categoria, ponendo fine a 51 stagioni sportive tra serie A e le serie dilettantistiche. Anche in questo caso ricordiamo che l’AcRilancio di Sciotto ha all’attivo solo due mediocri campionati di serie D.

La tifoseria si è praticamente spaccata tra chi è affezionata al ricordo del Fc Messina dei Franza in serie A e tra i più anziani, che invece ricordano il vecchio Acr Messina di Muglia e Massimino. Abbagliati da due marchi senza alcun titolo sportivo che hanno militato solo nei dilettanti e senza ottenere mai grossi risultati. Il paradosso tutto messinese è quello che si gioca con due marchi con il solo valore sentimentale, ma che dietro non hanno nulla, solo la nostalgia di un tempo che fu. Un po come vestire due barboni con degli abiti di lusso.

Il titolo Acr Messina è cessato nel 1998, quello del Fc Messina passò nel 2009 nelle mani di Di Lullo e poi con una serie di improbabili presidenti, ricordiamo Chierichella, Di Mascio, Santarelli, Martorano, Manfredi, Lo Monaco, Stracuzzi e per ultimo Proto e cessò l’attività sportiva nel 2017 con la non iscrizione in serie C, un titolo sportivo con 20 campionati all’attivo tra sere A e serie D.

Una querelle, questa delle ultime ore che non ci appassiona per nulla, ma che ha fatto salire la temperatura a taluni tifosi, alcuni già pronti a tifare la nuova realtà Fc, altri a mantenere il loro sostegno nei confronti dell’Acr. Un bel “papocchio” che fa solo male al calcio messinese.

La soluzione ? Solo l’unione d’intenti la fusione le due realtà Fc ed Acr e visto che siamo in tma di nostalgia e di storia magari cambiando nome in Ac Messina, riprendendo la vecchia denominazione degli anni 30, una società che disputò per la prima volta a Messina il campionato di serie B per sei stagioni e rimase in vita per 11 anni prima di morire proprio poco prima dell’inizio della seconda guerra mondiale. In tema di marchi si potrebbe ridisegnare anche questo tanto i titoli sportivi sono andati persi ed in questo momento uno vale l’altro.

 


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