Il Messina è in C: la storia dei cloni che non vanno mai a buon fine

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Nella sua lunga e centenaria storia calcistica Messina ha dovuto più volte confrontarsi con le divisioni interne che più volte hanno portato alla costituzione di altre realtà calcistiche cittadine in aperto contrasto con la principale realtà sportiva cittadina.

Non mi soffermerò sui precedenti tentavi avvenuti nell’immediato dopoguerra e che portarono nel 1947 alla nascita della storica ACR Messina, ma per sintesi storica vorrei ricordare il tentativo dell’Arsenale Messina che a fine anni 40 per tre stagioni rivaleggiò anche con un certo successo con l’ACR Messina. La rivalità venne meno con la promozione dell’ACR Messina in serie B avvenuta nella stagione 1949-50.

Il fallimento dell’ACR Messina avvenuto nel 1993 portò alla nascita di un altro soggetto calcistico l’AS Messina iscritta in serie D: La storica ACR moriva dopo, qualche anno vissuto tra la Promozione, l’Eccellenza e la Prima categoria nel 1998. L’AS Messina tentò per quattro anni di conquistare la serie C, ma senza grandi successi e con grandi problemi societari alle spalle. Nel frattempo nasceva in Eccellenza la Peloro squadra fondata dal cavaliere Crupi e poi rilevata dall’ex presidente dell’ACR Messina Emanuele Aliotta. La Peloro nella stagione 1995-96 vinse il campionato di Eccellenza e la stagione dopo, 1996-97, disputò, senza cambiare nome, il campionato di serie D, affrontando in due match l’AS Messina, la squadra di Aliotta giunse sesta in campionato, l’AS Messina a fine campionato retrocesse in Eccellenza. La stagione successiva, 1997-98, non essendoci nessuna squadra che portava il nome di Messina in serie D, il presidente Aliotta cambiò il nome della sua società in FC Messina Peloro e vinse il campionato. Iniziò una scalata che in 11 stagioni porterà il Messina fino alla serie A e poi nella stagione 2007-08 alla rinuncia da parte della proprietà Franza, alla serie B e all’iscrizione nella stagione 2008-09 alla serie D, al successivo fallimento ed alla nascita dell’ACR Messina con il trasferimento ufficiale del titolo sportivo alla nuova realtà sportiva calcistica presieduta dal romano Alfredo Di Lullo. Da questo momento inizia un “calvario” calcistico con diversi cambi di proprietà che porteranno a disputare ben 4 campionati anonimi in serie D.

Nel frattempo si tenta in città un’operazione simil Peloro. Il Camaro squadra storica della città di Messina nata nel 1969, ma che aveva disputato sempre campionati tra i dilettanti, cambiò nella stagione 2009-10 denominazione, diventò Camaro Messina e perse la finale del campionato di Eccellenza. La stagione dopo, 2010-11, cambiò ancora denominazione diventando Città di Messina, giunse secondo nel campionato d’Eccellenza e perse la semifinale play-off.  La stagione successiva, 2011-12, arrivò secondo in campionato e vinse la finale nazionale play-off giungendo in serie D. E’ l’inizio della prima “operazione clone” in città con stampa, sponsor e politica palesemente schierati verso questa nuova realtà, come se fosse la nuova Peloro di Aliotta. La società venne presieduta da un imprenditore di origini messinesi che risiedeva nel nord Italia, Giampiero De Leo, che però sconosceva le dinamiche calcistiche messinesi. La tifoseria compatta, tranne qualche elemento rimase accanto alla società ACR Messina, che nel frattempo cambiò ancora proprietà e fu acquisita da Pietro Lo Monaco, spigoloso manager calcistico campano, ma che conosceva perfettamente le dinamiche calcistiche nostrane.

La stagione  2012-13 vide di fronte dopo diversi anni due compagini messinesi costruite per vincere il campionato, alla fine riuscì a prevalere l’ACR Messina di Lo Monaco, per il Città di Messina iniziò un oblio che la porterà la stagione successiva alla retrocessione in Eccellenza e poi quella dopo alla retrocessione in Promozione. Mentre l’ACR Messina vinse un altro campionato e giunse in Lega Pro unica.

Tra i professionisti il Messina giocò con alti e bassi. Pietro Lo Monaco cedette, dopo una ignobile retrocessione, la proprietà all’imprenditore Natale Stracuzzi, la squadra venne ripescata in Lega Pro grazie agli illeciti sportivi della Vigor Lamezia, retrocessa al posto del Messina. Le stagioni con Stracuzzi andarono avanti per quasi due stagioni tra alti e bassi. Alla fine della stagione 2016-17 il Messina ancora una volta cambiò dopo varie vicissitudini proprietà e passò tra le mai dell’imprenditore di origini troinesi Franco Proto che incredibilmente dopo quattro mesi dall’acquisto non iscrisse la società in serie C e ne decretò la morte calcistica. Dopo 20 stagioni morì la società fondata da Emanuele Aliotta e che disputò tre campionati in serie A.

Nuova ripartenza dalla serie D. Il Comune di Messina pubblica un bando per concedere la possibilità ad un imprenditore o ad una cordata di rilevare il titolo e disputare il campionato di serie D che la LND ha assegnato d’ufficio al Messina. L’unico a presentare la proposta è l’imprenditore Pietro Sciotto, che dalla provincia di Messina approda in città e fonda la terza ACR Messina del dopoguerra. Disputa due campionati anonimi e carichi di errori che allontanano una tifoseria stanca e che fanno si che inizi una contestazione contro la famiglia Sciotto per il cambio di proprietà.

Nel frattempo dalle ceneri risorge il Città di Messina che nella stagione 2017-18 vince il campionato d’Eccellenza ed approda in D, senza però alcuna velleità di diventare la nuova prima squadra cittadina seguita dalla tifoseria. Disputa un campionato più che anonimo giungendo 14mo e sfiorando la retrocessione in Eccellenza. L’ACR Messina invece dodicesimo in classifica disputa per la prima volta nella sua storia la finale di Coppa Italia di serie D perdendola a Latina. La storia racconta che durante la semifinale di Coppa Italia al San Filippo tra il Messina ed il Real Giulianova, vinta in modo esaltante dai padroni di casa, era presente tra il pubblico l’imprenditore milanese Rocco Arena di origini messinesi, presidente dell’Alicante, squadra spagnola di sesta serie, ex presidente di una squadra piemontese di Promozione, che “innamoratosi” del Messina tenta di acquisirlo. La trattativa inizia, ma le distanze tra domanda ed offerta rimangono distanti. Rocco Arena non acquisendo la proprietà dell’ACR Messina sembrerebbe sul punto di salutare la città dello stretto, ma all’improvviso nel giro di qualche ora acquisisce il Città di Messina. Nei giorni successivi ne cambia il nome in Football Club Messina, prende in prestito dalla famiglia Franza il marchio storico del FC Messina Peloro e con una serie di proclami e stravolgendo la realtà storica reale tenta di spaccare la tifoseria peloritana inculcando in qualche ingenuo “la storiella” che la sua società è l’erede della squadra che militò in serie A, ma la tifoseria per la maggior parte non cascò in questo imbroglio calcistico, rimanendo a fianco della società di Sciotto.

La stagione calcistica 2019-20 non si concluse a causa della pandemia, l’ACR Messina deluse ancora una volta le aspettative dei tifosi, il Football Club di Arena disputò un discreto campionato giungendo al quarto posto a troppo distante dal promosso Palermo.

La seconda operazione di clonazione sembrava dare i suoi frutti. Sempre più in città nasce il sentimento a favore della nuova realtà calcistica. Qualche credulone tra i tifosi crede che sia rinato la FC Messina di Franza, senza capire che il logo, ovvero un disegno non è il titolo sportivo, morto con la gestione Proto e che le la società di Rocco Arena è in realtà la continuazione dell’ex Camaro fu Città di Messina.

L’ACR Messina del patron Sciotto non si da per vinta, contro tutto e tutti rinnova la compagine sociale si affida al nuovo socio Carmine De Regno ed alla competenza del manager calcistico Cocchino D’Eboli e costruisce una compagine di altissimo livello affidandola all’esperto allenatore Raffaele Novelli. La stagione 2020-21 costellata da tante interruzioni, dovute sempre alla pandemia da covid-19, è quella giusta. L’ACR Messina domina dalle prime giornate il campionato e non lascia da novembre la testa della classifica. L’interminabile campionato termina il 3 luglio 2021 a Sant’Agata con la meritata promozione in C dell’ACR Messina. Il Football Club di Rocco Arena cambia tre allenatori, giungono diversi giocatori, ma la poca stabilità gioca a sfavore e nonostante un buon campionato deve accontentarsi del secondo posto. Nel frattempo la società di Arena dopo aver partecipato e vinto la concessione del San Filippo si vede ritirare dal Comune in autotutela il bando. E’ l’inizio di una disgregazione e chi stava dietro all’imprenditore, infatti, mirava a quella concessione, ma la società ha dimostrato di avere i piedi d’argilla senza grossi investimenti alle spalle e con un futuro incerto.

Morale della storia per le future generazioni: le clonazioni difficilmente riescono sulla carta. La Peloro diventò FC Messina dopo la morte sportiva dell’AS Messina. Con una società ancora in vita e seguita dalla tifoseria difficilmente queste operazioni su carta ottengono una riuscita, su due tentativi nessuno è andato a buon fine e questo la dice lunga su chi studia a tavolino senza mettere cuore e passione, ma pensando solo che il tifoso sia un cliente con l’anello al naso.

 


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