Cos’è l’obiettivo ben formato: il segreto del successo di squadre e calciatori

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Il calcio moderno deve il suo sviluppo ed evoluzione a ciò che accade dentro e fuori dal campo. Dalla VAR alle nuove regole del calcio mercato, lo sport del pallone è diventato un insieme complesso, nel quale sono molti i fattori che contribuiscono al raggiungimento di una buona posizione in classifica. Le dinamiche societarie, l’avvicendamento degli allenatori e il calendario ormai fitto di appuntamenti: chi scende in campo è lo specchio anche di quello che succede dietro le quinte, non solo negli spogliatoi, ma anche negli uffici e in sala stampa.

Sport: l’importante è ragionare per obiettivi

Se osserviamo il rendimento di alcuni dei massimi campioni nel pieno della loro forma, ci si accorge di un elemento fondamentale: al di là delle loro indubbie capacità tecniche (d’altronde sono professionisti!) sembrano avere quella marcia in più che gli permette di trascinare la squadra, proporre soluzioni alternative in campo e azzeccare tutte, o quasi le giocate, nell’arco dei 90 minuti.

Il desiderio di vittoria e la concentrazione possono essere innate in un individuo, ma più spesso sono invece il risultato di un allenamento che non è solo fisico, ma anche mentale. Tante volte si sentono i cronisti commentare l’inizio delle partite con frasi del tipo: “la squadra è scesa in campo con l’atteggiamento giusto”. Ciò ha a che fare con la preparazione di una sfida, che riesce a disegnare chiaramente un obiettivo, per cercare di renderlo più raggiungibile.

Un obiettivo ben formato ha alcune caratteristiche precise. Prima di tutto, bisogna formularlo in positivo (“vincerò il match” e non “non voglio perdere il match”). Deve poter essere visualizzato: nel pre-partita delle finali mondiali i calciatori parlano infatti spesso di “voler alzare la coppa”. Inoltre, bisogna sentirsi in controllo, ovvero essere convinti che il raggiungimento dell’obiettivo può e deve dipendere dal nostro operato. Già da queste prime osservazioni, appare chiaro come una mente che ragiona così abbia tutte le carte in regola per essere orientata al successo.

Il compito del Match Analyst nelle società

Da qualche tempo a questa parte, per aiutare l’allenatore e i tecnici a definire più chiaramente gli obiettivi di una squadra sulla base del suo effettivo rendimento e sulle capacità degli avversari, si è fatta strada una nuova figura professionale, che è ormai diventata fondamentale all’interno di ogni team di lavoro. Si tratta del Match Analyst, che ha il compito di raccogliere, ordinare e interpretare una serie di dati ricavati dall’osservazione e analisi delle partite. È una figura per la quale esiste una specifica qualifica all’interno dei corsi offerti periodicamente dalla FIGC.

La lettura di una partita di calcio è un processo complicato, che risente delle mille variabili relative, ad esempio, alla rosa selezionata, alle condizioni del campo e all’influenza del risultato ottenuto fino a quel momento. Comprendere quali sono le proprie chance e studiare le adeguate contromosse richiede una buona dose di logica e capacità di analisi in tempo reale, esattamente come accade durante una partita al tavolo verde. Il lavoro del Match Analyst è quindi l’importante anello di congiunzione tra la squadra nel suo insieme e tutte quelle informazioni che permetteranno di trovare strategie per conquistare l’obiettivo. È decisamente un compito importante, soprattutto nella gestione di team che stanno sempre più acquisendo modelli di comportamento assimilabili a quelli di un business.

Dinamiche di gruppo e motivazione

Quando si ricerca il successo nell’ambito di una squadra, bisogna anche tenere conto dell’influenza che ciascun individuo ha sull’altro, anche in merito al modo in cui vengono affrontate le sfide. Si deve quindi creare un ambiente di fiducia, rispetto e supporto reciproco, finalizzato al conseguimento di un obiettivo che è principalmente comune. Proprio per questo è importante sapere come sfruttare al meglio le proprie potenzialità, per lavorare insieme verso un successo ragionato, visualizzato e fortemente voluto.

Le capacità individuali non devono essere mortificate, ma asservite alla squadra. Non è un processo semplice – e comunque non da tutti – dal momento che dipende anche dalle singole personalità. Se, da una parte, il CT deve poter mettere i giocatori in buona forma fisica e istruirli sulla tattica, dall’altra parte deve fare anche un lavoro di ascolto e comprensione dei singoli individui, cercando di creare un equilibrio che è alla base del buon funzionamento di un team. Una squadra vincente non è solo il risultato della somma delle qualità del singolo, ma di come queste eccellenze dello sport riescono a “comunicare” la propria voglia di aggiudicarsi la partita l’uno con l’altro.

Nel calcio, la motivazione giusta si ottiene calibrando gli obiettivi sia a medio che a lungo termine. Il raggiungimento di un traguardo a medio termine può aiutare a sentirsi sempre più vicini al traguardo finale. Gli obiettivi non devono necessariamente avere a che fare con un risultato, ma possono anche essere calibrati su determinate azioni da realizzare, come un certo numero di passaggi, schemi o tiri nell’arco di una partita. Insomma, quando si parla di professionisti del pallone, la motivazione giusta si ottiene attraverso tecniche ben specifiche, che spaziano dagli allenamenti mirati, fino alla concertazione delle migliori strategie per la definizione e raggiungimento dei traguardi desiderati.

 


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